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sabato 19 dicembre 2015

Mipiacequandoviaggi: curiosità su Dublino

Non sono una travel blogger, in verità, se guardiamo a quanto poco scrivo, non sono nenche una blogger se proprio la vogliamo dire tutta. In mia difesa posso dire che sono una di quelle a cui piace conoscere persone, parlare lingue differenti e impararne delle nuove. Mi piace bere e soprattutto mi piace mangiare. La ragione preponderante per la quale mi piace gozzovigliare in giro per l'Europa è fondamentelmente il cibo.
Questa premessa per dirvi che sono stata a Dublino e che Dublino mi è piaciuta tantissimo ma non ve la racconterò in maniera canonica, ve la racconto cosi' come è piaciuta a me, chissà che poi non vada bene anche a voi.


Dublino è una città e, badate bene, la capitale della Repubblica d'Irlanda. E' una città dal grande potenziale economico ed artistico, citazioni al buon James Joyce spuntano a sorpresa negli angoli della città che è caratterizzata da una popolazione multietnica cordiale ma frettolosa.
A Dublino c'è questo fiume, il Liffey che loro chiamano amorevolmente "water" quindi la vita si svolge su una sponda o dall'altra of the "water". Se vi fermate con una cartina ci sarà sicuramente un naso rosso che vi aiuterà a raggiungere il luogo che desiderate. Se chiedete del meteo ci sarà un dubliner che vi dirà che loro a scuola studiano come in Italia e in Spagna il clima sia temperato e in generale gli inverni siano miti mentre in Irlanda loro hanno un meteo bipolare e che non puoi mai pensare che ci sia il sole per tutto il giorno. Gli Irlandesi sono bellissimi. Le donne sono favolose e gli uomini sono charming. Il problema è che vanno un po' di fretta, scappano a lavoro, scappano dai pub, scappano nei pub, scappano con il caffè, senza caffè, con ombrelli, niente cappotti, maniche corte non importa se tu hai freddo e non senti le orecchie, per loro è primavera se non piove.




Perchè le porte di Dublino sono colorate?
Tutti quelli che sono passati per Dublino sicuramente saranno rimasti affascinati dalle famosissime porticine colorate che caratterizzano l'ambiente dei quartieri residenziali e non del centro città. A proposito di porticine carine vi segnalo anche il simpatico progetto di Manu di Pensieri in Viaggio che, per ogni viaggio cha fa, va alla ricerca delle porticine piu' caratteristiche (#ohmyprettydoor). Dublino, per esempio, l'ha conquistata. Insomma, perchè queste porte sono colorate? La leggenda parla che in epoca Vittoriana, la regina Vittoria, in seguito alla perdita del marito, abbia fatto dipingere tutte le porte di nero e gli Irlandesi, una volta affrancatisi dall'egemonia inglese avessero colorato le porte di mille colori differenti come segno di distacco. Altri dicono che, secondo la leggenda, lo scrittore irlandese George Moore fosse vicino di casa di un altro uomo letterato, tale Oliver St. John Gogarty. I due avevano entrambi fama di gran bevitori motivo per il quale uno decise di dipingere di un colore sgargiante la sua porta di casa in modo da non entrare erroneamente nella casa sbagliata. Il buon Gogarty fece la stessa pensata e da lì non ci si fermò più.






Oltre la Guinness c'è di piu'!
E' vero, non pensate di andare in Irlanda e gustarvi solo la Guinness, per coloro a cui piace la birra ma non amano particolarmente le birre scure, vi avviso che c'è una bella rossa che vi aspetta e che potete trovare solo là. Stiamo parlando della Smithwick (una irish red ale) che è originaria di Kilkenny, paese irlandese che dà il nome all'atra birra tipica che troverete nei pub, la Kilkenny per l'appunto. Si dice che gli irlandesi preferiscano la Smithwick alla Guinness. Io sicuramente. 

Dove mangiare?
In Irlanda da mangiare ci sono patate e carne fatti in tutte le salse, patate con accompagnamento di patate, patate con patate e patate. Per quanto riguarda la carne, pensate a quanti pascoli abbiamo in Irlanda, l'associazione patate e carne risulta ovvia.
Ora McDonald anche se suona irlandese, tale non è per cui se avete voglia di un buon hamburger, qualora voi siate carnivori o onnivori, esiste un posticino molto carino che si trova proprio davanti al famoso Temple Bar. Il posto di cui vi parlo si chiama Bunsen e, vi prego, se ci andate sedetevi davanti alla vetrata che ridà sul fiume, la luce è stupenda e l'atmosfera è molto confortevole. Ovviamente c'è l'imbarazzo della scelta tra i vari pub da scegliere per bere, mangiare. Pensate a tutti gli intellettuali che, appena usciti dal Trinity College, se ne andavano a bere una pinta at the Palace! Wanna be one of 'em?

Ricordatevi che, in alcuni posti è necessario prenotare, la maggior parte delle volte i posti a sedere sono tutti occupati e bisogna attendere.

E va bene, ecco, io qua ho finito.
Vi bacio.

mercoledì 1 gennaio 2014

Il giro del mondo su cartoncino

Amizi, 
 come è andato il vostro inizio anno? La mia idea di passare il capodanno in un autogrill è stata rigettata nuovamente ma continuerò a proporlo ad oltranza finché non verrò accontentata.
Dunque, oggi vi scrivo perché sono inciampata in una piacevole scatolina. Una scatola che se aperta contiene al suo interno meraviglie, storie, racconti e tante diverse calligrafie.
La scatola di cui vi parlo è quella che contiene la mia collezione di cartoline.



Ok non sono solo fanatica della carta stampata, sono fanatica della carta (punto).
In barba alle foto digitali e ai pixel e alle cartoline virtuali e a tutto ciò che si può condividere ora e subito, io preferisco le care vecchie cartoline, quelle che ti arrivano tutte spiegazzate ai bordi con il timbro della posta locale stampato sopra i baci della persona che te la manda.


Adoro le cartoline, non posso fare a meno di comprarle quando sono in viaggio, di inviarle e soprattutto adoro riceverne.


Inutile dirvi quante belle storie vengono raccontate in quattro righe.


C'è chi manda solo baci, c'è chi mi ricorda quanto m'ama considerando il fatto che odia inviare cartoline, c'è chi si vanta di avermi inviato la piu' bella, c'è chi mi confessa di volermi portare in quel bar al quale tavolino si è seduti a scrivere quelle quattro righe che, poco dopo, staranno già viaggiando verso di me.

L'ho già detto che le adoro?

Ora, tra le cartoline che ho, molte le ho scritte io stessa alla mia nonna quando ero in Erasmus, alcune le ho inviate a casa durante le vacanze (no, non rubo le cartoline a mia nonna, forse solo un po', sgattaiolo nella notte per rubarle alla morsa del magnete sul frigorifero), altre me le hanno inviato le mie coinquiline/amiche erasmus, altre me le hanno riportato persone pie che conoscono la mia passione (ho davvero scritto passione?).

Ecco, ora voi lo sapete, tra di voi c'è gente che viaggia molto...
Con un occhiolino, vi bacio e scappo via.



domenica 4 agosto 2013

Mipiacequandoscrivi: Raccontami #7 di Sabina - "Raccontami"

Amizi, ho da raccontare che dopo aver fatto le poste a Niccolò Fabi, avergli dimostrato come non so usare il mio nuovo smartphone, avergli consigliato qualche rima per qualche nuova canzone -tra l'ilarità generale- e avergli dato del "vecchio" dicendogli di essere cresciuta con le sue canzoni, sono riuscita a ottenere: n.2 baci sulla guancia -mio dio- , un abbraccio -ma davvero?- e una foto. Ero già una persona felice prima, immaginate ora. Posso partire soddisfatta e continuare a raccontare questo episodio in loop fino alla fine dei tempi per almeno altre tre generazioni.

Detto questo, posso introdurvi l'ultimo  "Raccontami" della stagione, a scrivere c'è Sabina, la penna virtuale che si cela dietro ad un blog che se non lo fate già, dovreste amare "Una fragola al giorno" . Il suo blog è un diletto per chiunque ami la lettura, i libri, i telefilm. Io, per esempio, vado spesso a caccia di nuovi titoli sul suo blog e ogni volta Sabina mi manda in crisi dispensando consigli di lettura che faranno appesantire i vostri scaffali e faranno dimagrire il portafoglio anche se nulla è più piacevole del dilapidare i propri risparmi in volumi profumati di carta stampata.
Non vi dico nient'altro.
Vi lascio a Sabina mandando un bacio a lei e a voi. 


Mi arriva questa mail da Vero che mi chiede se ho voglia di partecipare alla sua iniziativa e se ho voglia di raccontarmi. Ohibò, penso, io mi racconto da una vita! Che fare?
Questo perché sono una grande chiacchierona e, lo ammetto, sono anche parecchio autoreferenziale. Amo raccontare cosa mi piace, cosa penso, le avventure che mi capitano, i personaggi che incontro, le buffe sventure che si abbattono su di me. Forse perché mi piace intrattenere la gente o semplicemente apparire interessante agli occhi degli altri. Freud illuminami! In ogni caso, quando parto, non mi ferma più nessuno.
http://unafragolaalgiorno.blogspot.it/http://unafragolaalgiorno.blogspot.it/
Raccontarmi è, probabilmente, uno dei motivi principali per cui ho aperto un blog. Quello che ho adesso non è che il terzo della mia carriera di blogger. Il primo fu una fucina di idee e una grande prova generale che, comunque, sopravvisse per due anni e mezzo. C’erano citazioni, racconti inventati da me, la mia prima laurea, le mie prime creazioni grafiche. Con la partenza per l’erasmus decisi di aprirne un altro, Una Fragola a Madrid, in cui ho cercato – non riuscendovi – di raccontare l’incredibile esperienza di una erasmita in terra spagnola. Al ritorno mi decido a imbarcarmi in una nuova avventura, questa volta con l’intenzione di seguire un percorso più strutturato, con il desiderio di raccontarmi, ancora, ma di parlare non solo delle mie esperienze ma soprattutto delle mie passioni, delle cose che mi piacciono.
E se parlo di passioni, la prima che mi viene in mente è la lettura. Leggo da sempre. Da quando mio padre mi regalò i miei primi libri, classici di una collana per ragazzi che aveva in copertina un simpatico corvetto dal becco giallo. Ho sfogliato quelle pagine profumate e ci ho trovato mille mondi e un amore che dura tutta la vita. Parlare di libri, di storie, dei mondi racchiusi in essi è per me un prolungamento del piacere e, lo ammetto, è come essere investiti di una missione, quella di incuriosire e spingere coloro che giungono sul mio blog ad aprire a loro volta un libro e tuffarvici dentro. Ma, per la maggior parte del tempo, si tratta di un gioco che faccio con me stessa, nel tentativo di far trasparire quei lati di me che amo di più.
Sono molte altre le cose di cui parlo nel mio blog: le innumerevoli serie tv che guardo, i film che mi piacciono, i tè che bevo, i viaggi che faccio, i luoghi e le mostre che visito e, si, anche piccoli frammenti della mia vita sempre in movimento. Ogni argomento è per me uno specchio in cui riflettersi, una sfida da affrontare, un momento ludico, l’occasione per condividere con chi mi legge. Perché per raccontarsi occorre essere disposti anche ad ascoltare gli altri. E a condividere ciò che si ha.
Sono una promotrice dell’idea che ognuno di noi sia, in sostanza, ciò che fa. E in questi giorni, riflettendo su ciò che sono, mi viene spontaneo dirmi: “sono una blogger”. Una persona a cui piace raccontare e raccontarsi tramite mille e uno argomenti, passioni, fatti ed eventi. Non so cosa mi porterà l’essere blogger, non è un lavoro né un obiettivo da prefissarsi. Ma conosco il suo significato e ciò che mi procura: è uno stato d’animo, una condizione di esistere, un’esigenza e un piacere. E spero che questo piacere si trasmetta anche a chi mi legge.

Vero, per caso ho scritto troppo? Io vi avevo avvertito… ;-) 
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