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sabato 31 maggio 2014

Gabo, Cognetti e gratificazioni

Amizi,
 chiedo venia per la mia assenza prolungata e per il mio aver postato a singhiozzi.  Il mese di Maggio è stato un trionfo di documenti su excel, medie, modelli e formule, grafici e deduzioni, relazioni e presentazioni. Pensieri e poche parole, non mie.
Tra le parole stampate non mie posso elencare quelle di Gabo e Paolo Cognetti (per il quale nutro un platonicissimo amore).
  Come sempre Gabriel Garcia Marquez è in grado di raccontare delle storie di straordinaria e lontana bellezza dal sapore mistico e pagano allo stesso tempo, storie che profumano di Sud America e di segreti e magie, la giusta scappatoia dalle insidie della deviazione standard.


Di Paolo io ormai amo quasi tutto, dal modo in cui scrive alle parole che sceglie, dai personaggi che descrive e da come vorrei far uscire dalla mia penna qualcosa che assomigli a quello che fa lui. Che poi qui si parla di racconti che hanno a che fare con i personaggi femminili ritratti in tutte le loro possibili sfumature anche se non ne trovo ancora una che somigli a me.
Mi sono anche comprata e auto-dedicata un libro, cose da pazzi.



 Per il resto, ascolto Time of the Season – The Zombies e pregusto la mia settimana in Spagna in Agosto mentre progetto tante fughe del fine settimana. All’inizio di quest’anno mi sono detta che 27 doveva essere the number, ci stiamo lavorando, potrebbe andare meglio ma poteva anche andare peggio.

Che poi, ho anche piantato dei semi di "Non ti scordar di me". Sento che mi sto lanciando dei messaggi subliminali.
Vado ad annaffiare le bambine, nel frattempo...

Vi bacio


domenica 2 febbraio 2014

MipiacequandoLeggi: Sofia si veste sempre di nero - Paolo Cognetti

«Ho iniziato a scrivere verso i diciott’anni, per alcuni buoni motivi: perché ero un timido e parlavo poco, perché leggevo molto, perché mi innamoravo sempre.» Intervista a Paolo Cognetti.


Amici, ve ne parlo da almeno una decina di giorni, non avevo finito di comprare Sofia si veste sempre di nero che già avevo ordinato Manuale per ragazze di successo. Se il 2014 dovevo portare qualcosa, allora quello doveva essere l'intera produzione di Paolo Cognetti. Siamo già partiti bene.

Una cosa che non mi succede mai è affezionarmi ad un autore ancora prima di leggere la sua produzione.

Dopo aver letto di Sofia, non posso che confermare che questo era decisamente un match made in heaven. 
Quello che Paolo -scusate, non posso evitare di dargli quasi del tu- scrive di Sofia in quello che è il suo post backstage nel suo blog Capitano mio capitano è: 


"Ho cominciato a scrivere di Sofia nel gennaio del 2008, immaginando una raccolta di racconti su una ragazza della mia età. Sarebbero andati su e giù per la sua vita dagli anni Settanta in poi. Volevo che fossero il più possibile diversi tra loro: molto lunghi e molto brevi; scritti in prima, seconda e terza persona; al passato, al presente e se possibile anche al futuro. In uno la storia sarebbe durata vent’anni, in un altro un giorno solo; non sempre Sofia avrebbe occupato il centro della scena, ma anche nascosta dietro le quinte sarebbe stata la causa o l'effetto delle azioni altrui".


Ecco, c'è poco da aggiungere, che Paolo sia riuscito in maniera perfetta a scrivere di questa ragazza nel modo in cui aveva pianificato, non è un mistero.
Sofia noi la vediamo nascere, ci strappa un sorriso già dai primi anni di vita, quando la vedi giocare ai pirati e la si scopre un po' maschiaccio come noi -me-. 





La vediamo litigare con la figura materna all'interno di un equilibrio familiare debole fatto di sorrisi frettolosi e valium. Scaviamo nei segreti del padre e ci affezioniamo alla zia Marta -non chiamatela zia- come se fosse la nostra -perchè ce l'abbiamo avuta tutti una zia Marta nella nostra vita, non dite di no-.



Ci rivediamo studentesse a condividere la vita con altre giovani donne a demolire equilibri e costruirne di nuovi.


Partecipiamo alle sue avventure e senza accorgercene, le auguriamo di essere felice, dovunque lei sia, perchè Sofia esiste, vero?




In questo libro si legge quello che pensiamo -anche quello che non ci piace.

Con questo vi lascio e vi bacio, amizi miei.




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