Tra i miei vari utopici progetti ci sono di mezzo il Brasile, Cuba, vivere intrecciando braccialetti di cuoio in Messico e vari ed eventuali piani alla Chris McCandless sperando in ogni modo di fare una fine meno leggendaria e tragica.
Eniuei, non ho intenzione di tediarvi con i miei effimeri progetti che son tuttavia teneramente cullati nella mia mente ogni volta che, aprendo la casella di posta elettronica, non trovo la preziosa mail che mi dovrebbe mandare il mio prof.
In attesa del lieto evento, mi piace affogare il mio (dis)piacere in tavolette di cioccolata fondente e yogurt home made e nei fantastici libri che i miei amici hanno avuto la cura di prestarmi.
E visto che al momento sto leggendo "Nelle terre estreme" di Jon Krakauer -il riferimento a McCandless non era puramente casuale-, vi lascio con una delle frasi che il ben piu' conosciuto Alexander Supertramp ha sottolineato in uno dei tanti volumi che portava dietro nelle sue avventure e che gli è rimasto vicino anche nella sua tragica fine. (Mi dispiace, se non avete letto il libro nè visto il film, vi ho rovinato la fine, in tal caso mandatemi un messaggio privato con le vostre invettive, cercherò di rispondere con amore ad ognuna di queste).
"Volevo il movimento, non un'esistenza quieta. Volevo l'emozione, il pericolo, la possibilità di sacrificare qualcosa al mio amore. Avvertivo dentro di me una sovrabbondanza di energia che non trovava sfogo in una vita tranquilla."
-Lev Tolstoj, la felicità familiare
