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domenica 22 dicembre 2013

My name is Giovanni Giorgio, but everybody calls me Giorgio

Si parlava con il mio amico Marco, tempo fa davanti alle macchinette del caffè.
In comune io e Marco abbiamo i nostri gusti musicali per cui il discorso è cominciato in questa maniera:
M- Vero vuoi un caffè?
V- mah, sai che ti dico, si!
(camminano verso la macchinetta)
V- Oh Marco, non riesco a smettere di ascoltare la nuova canzone dei Killers!
M- Quale canzone?
V- La nuova
M- Ah, il singolo nuovo per il Greatest Hits?
V- Si, quella, è troppo bella
M - io penso che un album come il loro primo, per i tempi in cui è uscito, era decisamente superiore agli altri dello stesso periodo
V-  quello di Somebody told me?
M- si, poi c'era anche Mr Brightside, Jenny was a friend of mine... ma sai che Brandon Flowers è un fan sfegatato di Morrissey?
V- Chi non lo è?
M- Hai ascoltato la nuova dei Daft Punk? Hai Ascoltato il cd, tutto?
V- MMmhh..(dita che tamburellano sul mento)..no
M- Ascoltati la terza traccia

http://www.youtube.com/watch?v=l8By8Rm81Tc


Il brano in questione ha come ospite uno dei pezzi forti (made in Italy) della musica dance, ovvero Giovanni Giorgio Moroder, 73 anni e una carriera che definirla splendente sarebbe riduttivo (try to google his name).
Il brano parte con un'introduzione vocale dello stesso Moroder nel quale ripercorre, con un inglese perfetto ma comunque vittima di incursioni italiane, la sua carriera dai primi tempi in cui era un ragazzino che voleva fare musica fino ai giorni in cui ha cominciato a guadagnarsi da vivere con la sua di musica.
L'introduzione termina con lui che dice My name is Giovanni Giorgio, but everybody calls me Giorgio e giù con circa 10 minuti di musica.

Nell'introduzione lui parla di come abbia cercato di trovare il "suono del futuro" e di come, infine, lo abbia effettivamente trovato.

Sarà solo un brano, ma quelle parole, ripercorrere in musica la vita di una persona che da solo è riuscito a realizzare un sogno e a farne una professione, a ispirare tanti giovani e farne ballare altrettanti, per me son stati come una botta di vitaminico, un red bull per l'animo, uno spronarmi a cercare anche io quello che per me è il "suono del futuro".

Ok, divaghiamo, ci vorrebbe un altro caffè.
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