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sabato 17 gennaio 2015

MipiacequandoMadrid: 7x4 a Toledo

Amici, 

 la Vero che vi scrive ha compiuto 28 anni da una settimana, ha i capelli nuovi e una simpatica febbre - da non scambiare con quella del sabato sera - a farle compagnia nella stesura di questo post.
Vi sta trattando bene il 2015? Io penso che un inizio piu' scoppiettante di questo non l'abbia mai vissuto. Ho inaugurato il mio 7x4 con un bel viaggio a Madrid, di nuovo. 

Sembra scontato dire che il giorno del mio compleanno l'avrei voluto vivere nel mio posto preferito al mondo. Mi sono regalata - o meglio, mi hanno regalato - una bella gita fuori porta a Toledo.
Toledo è una cittadina che dista una trentina di minuti di treno da Madrid -il biglietto potete tranquillamente comprarlo direttamente in stazione e costa un ventina di euro a/r- ed è una meta molto visitata.  Una volta arrivati si puo' prendere l'autobus per raggiungere il centro storico oppure, come nel mio caso, godersi una piacevole camminata (della durata di 25 minuti, pigri di tutto il mondo muovete quelle chiappe xD).







Toledo è arroccata su una collina ai cui piedi scorre il fiume Tago. Famosa per la lavorazione dell'acciaio, è comune trovare tra le stradine alcune botteghe di artigiani i quali spesso si mostrano all'opera in vetrina.
Uno dei prodotti tipici di questa zona è il marzapane, lo trovate in ogni dove, è impossibile resistere davanti le vetrine.
Toledo è un gioiellino tutto particolare, è un viaggio nel tempo. Camminando per quelle stradine strette che ricordano tanto i borghi italiani, non si puo' non cercare di pensare a quelle che erano le giornate di coloro che vivevano in quegli angoli piu' di cento anni fa. Toledo è la città del -chissà che cosa..-.

















Toledo è magia, non a caso Cervantes ambienta in questa provincia il suo Don Chisciotte e descrive questa città con queste parole: "A Toledo ogni pietra è stroria, ad ogni passo t'imbatti nella favola".
Io non vi parlo di cosa visitare, io vi dico di andare e perdervi, che non fa mai male.

Tanti baci adulti a voi

giovedì 13 febbraio 2014

#Hello Spain: Leòn mon amour

Fermi tutti, non vi sarete mica dimenticati che nel frattempo io vi stavo conducendo -manina nella manina- lungo la Spagna.
No dico, spero che non l'abbiate fatto perchè io la sto tirando per le lunghe per dare il giusto spessore alle cose.
Ho aspettato tanto perchè la penultima tappa è stata Leòn -quattro ore di autobus da Madrid, ahimè- la città dove io e la mia amica Giulia -compagna di viaggio- ci siamo conosciute cinque anni fa in erasmus -ad Agosto saranno sei gli anni-.

Leòn è un gioiello che ti trovi all'improvviso dopo km e km di completo nulla -un nulla molto bello in ogni modo-. Coloro che hanno percorso il cammino di Santiago probabilmente ci saranno anche passati essendo Leòn una delle tappe.

La cosa che di Leòn ho piu' amato in assoluto -ed è anche il suo simbolo- è la cattedrale Santa Maria de Leon. Ci sono delle fantastiche storie riguardo i miti e le leggende di come questa cattedrale fu costruita, per farvi capire quanto tempo ci misero vi faccio solo pensare che è cominciata in stile romanico e fini' per essere una cattedrale gotica. La leggenda narra che ci sia stato un topo gigante che ogni anno distruggeva le basi della costruzione costringendo gli operai a ricominciare da capo il giorno seguente, il tutto per giustificare il tempo trascorso dagli inizi dei lavori.



Leòn è una città universitaria che ogni notte brulica di vita notturna, all'interno delle stradine del centro storico nel famoso Barrio humedo (quartiere umido) chiamato così proprio perchè è una zona nel quale vengono versati litri di cerveza e di vino tinto.


NDall'altra parte di calle Ancha, il grande corso, potete trovare il Barrio Romantico, custode di un parco e varie piazzette dove sedersi è d'obbligo considerato quanto delizioso è quello che c'è intorno.


Insomma, io Leòn la amo perchè lì ho imparato davvero tanto, ho fatto amicizia dal nulla, ho mostrato una certa capacità di sopravvivenza, ho imparato lo spagnolo, ho amato e ho sofferto, ho improvvisato concerti casalinghi e cantato canzoni di Chris Isaac davanti un pubblico di sconosciuti -ma questa è una storia che racconterò da Cinzia- , ho camminato da sola per strada alle quattro di notte sentendomi la padrona del mondo.

Ho mangiato spaghetti alla carbonara un giorno si e un giorno no e consumato un quantitativo di pipas inimmaginabile, perdendo comunque peso.
Abbiamo pensato giusto ripercorrere certe tappe obbligatorie come il panino da Obelix delle tre di notte, la corsa per le scalette dietro la cattedrale. Il giro di tapas al posto dell'aperitivo. Tornare sotto una casa che non è la tua ma che ti rimarrà sui polpastrelli per tutta la vita.


Io Leòn la amo, lo so, lo dico per tutto, ma lei la amo davvero.







venerdì 29 novembre 2013

Hello Spain! Granada e Madrid

Insomma, siamo ripartiti stanchi e affamati da Malaga e, in sella alla nostra seat Ibiza con Giulia alla guida abbiamo cavalcato le curve giocose e floride di terra rossa come solo in Spagna la si può trovare alla volta di Granada dove arriviamo per un gelato e una birra.
Ci facciamo il Paseo de los tristes fermandoci di volta in tanto in qualche bar, ci facciamo conquistare dal barista di origini arabe e gli strappiamo anche una fumata al narghilè mentre i perroflautas (punkabbestia ndr) ci fermano chiedendo soldi e noi, amabilmente (siamo tutti un po' perroflautas) glieli diamo.


La mattina dopo ci svegliamo trafelate, il tempo corre un po' troppo velocemente e ci dà modo di osservare la meraviglia che è Granada dall'alto con gli occhi estasiati e il corpo accaldato su l'assolato Mirador.
Se dovessi trovare un motivo (uno dei tanti) per tornare in Spagna, allora Granada sarebbe il motivo piu' importante, mai una città così bella è stata toccata così in fretta.


Dopo quattro ore passate a far video amatoriali in perfetto stile Luca e Paolo ai tempi di MTV trip, pensiamo bene di farci salassare per un pieno di benzina.
Madrid è la prossima città. Avete presente quando Meredith dice a Cristina che lei è la "sua persona" beh, se Madrid fosse una persona, allora sarebbe la mia.

La serata si conclude con una passeggiata per Plaza Mayor con tanto di cena in piazza (ce l'eravamo meritate) birretta agli angoli che segnano l'inizio o la fine della Latina e poi un placido ritorno in albergo. Io amo quella città, quando cammino per quei vicoli, io sento che la città mi ama a sua volta, non posso farci nulla, io l'amo.
Madrid è una delle poche capitali europee dove non senti la pressione della capitale europea, a Madrid sei chi vuoi essere, senza tanti problemi, senza le persone che tirano le spallate perchè hanno fretta, con calma, a Madrid le signore alle 11.00 am le trovi sedute al bar con una birra e un pincho moruño, magari anche un pezzo di tortilla.
Madrid è la città dove non importa se sei solo, è lei il tuo plus one.



Lasciare Madrid è stato come quando torni a casa il fine settimana e tua nonna ti chiede di restare a cena ma tu non puoi, ecco, lasciare Madrid è stato così, mi dispiaceva per me ma mi dispiaceva anche per lei. Ve l'ho già detto che io l'amo?


L'unica cosa che mi ha fatto vivere con serenità il distacco dalla capitale spagnola è stato il pensiero della destinazione successiva: Leòn, la città in cui ho fatto l'erasmus nel lontano 2008 e dove io e Giulia ci siamo conosciute in un giorno di sole che sanciva l'inizio dei corsi di lingua mentre io le gridavo "Italiani! Ditemi dove andare! Voi sapete dove andare?".

E' proprio Leòn che vi racconterò la prossima volta, dopo quattro ore di autobus due film e un panino al salame, direzione nord.






venerdì 20 settembre 2013

Hello Spain: terza tappa, Sevilla

Salve amizi,
oggi volate insieme a me e alla mia amica Giulia a Sevilla.
Ricordate documento d'identità a carta d'imbarco, stiamo partendo da Valencia e ce la guardiamo bene dall'alto, dalla costa risalendo su ammiriamo la Ciudad de las Ciencias, il campus della Politecnica, mandiamo un bacio laggiù dove,nel reticolo urbano, si nasconde la casa dove abbiamo vissuto l'anno scorso, sicuri che presto torneremo. Ci aspetta Sevilla.
Appena arrivati nella quarta città della Spagna per numero di abitanti, subito veniamo schiaffeggiati dall'aria secca e calda, 42° d'amore.
Si, fa caldo, fa caldo come se non esistesse un domani, non a caso Sevilla viene chiamata dagli spagnoli "la sarten" ovvero, la padella, luogo dove si "frigge" dal caldo per il 60% dell'anno.
Ma a noi non importa, il posto dove ci troviamo è così bello che sopporteremmo qualsiasi condizione. Notiamo con piacere che all'esterno dell'aeroporto c'è il bus che ci porta direttamente in città, il biglietto lo si fa direttamente sul posto, magari si può approfittare dell'attesa per scambiare quattro chiacchiere con il signore dei biglietti e chiedergli secondo lui cosa è necessario vedere a Sevilla in un giorno, ma è una domanda difficile a cui rispondere e quasi tutti fanno la stessa faccia -eh, è così bella che è un peccato starci un giorno solo- -eh lo so signore dei biglietti, ma noi qua abbiamo un timetable da rispettare-.
Arrivati in zona Plaza Espana, meraviglia d'Europa, poggiamo i bagagli all'Hotel Pasarela e ci ributtiamo in strada, chiedendoci se sia positivo o no, il non sentirsi più il sedere.
in foto osserviamo Veronica che spara pose poetiche e profonde






A Plaza Espana siamo prede di un raptus di indecifrabile durata e decidiamo di fare foto in ogni dove. 
Ci soffermiamo sulla panca dedicata alla città di Leòn, luogo dove io e le mia amica Giulia ci siamo conosciute nel lontano 2008 grazie al progetto Erasmus.



Continuiamo la nostra visita a Sevilla camminando senza sosta, di buona lena, con forza e coraggio sotto il torrido sole delle due di pomeriggio verso il centro città alla ricerca della Giralda.


La torre della Giralda è il simbolo della città di Sevilla, in tempi antichi, oltre al minareto della moschea, fu anche utilizzata come osservatorio astronomico. La Giralda è l'unica testimone della moschea che si trovava in quel luogo prima che fosse sostituita dalla Cattedrale che, tra l'altro, è la terza in Europa dopo S. Pietro a Roma e S. Paul a Londra. Fermarsi a giocherellare con i cavalli -un giro a cavallo costa sui 50 euro per gli interessati, noi abbiamo scelto il caffè al cavallo- e sederci davanti alla fontana per fare qualche foto è un must.


Il resto della giornata lo passiamo perdendoci per le vie della città antica, colma di richiami arabeggianti e tendenti allo stile barocco, alla ricerca disperate di caffè -talvolta anche con ghiaccio- per poi sederci davanti alla Cattedrale alla fine del nostro giro e ammirare meravigliate lo spettacolo dei colori della sera e della notte che si impossessano della città percorrendo loro stessi, come avevamo fatto noi, i corridoi e gli spazi aperti della città.
Buonanotte gente, domani mattina andiamo a prendere la macchina e ce ne scendiamo al sud fino a Tarifa a guardare l'Africa.

Alla prossima tappa, ordunque.

venerdì 13 settembre 2013

Hello Spain: seconda tappa, Valencia

Mi piace pensare a questo blog come un piacevole porto a cui tornare ogni fine settimana.
Mi dispiace doverlo abbandonare non appena il lunedì si affaccia, manesco e scostumato, per portarmi via dai pensieri leggeri e dalle letture piacevoli ma è così dolce la sensazione del venerdì pomeriggio, il ritorno al lettone di camera mia, la calma di corpo e mente, il sentirsi liberi di godere di 24-48 ore di solo "bello".
E' per questo motivo che oggi, io vi prendo e vi porto via.
Spero non vi siate dimenticati il nostro viaggio virtuale perchè oggi, fedeli alla randomestralità di questo blog, ce ne andiamo a Valencia.
Valencia è la terza città per grandezza in Spagna dopo Madrid e Barcellona e nonostante ciò posso dire che la si può visitare in lungo e in largo, se si hanno dei buoni piedi e tanta voglia di macinare chilometri, anche a piedi.
Io, per esempio, passavo molto tempo con il naso per aria quando, per motivi di tesi, mi sono trovata per 4 mesi lì l'anno scorso ed è un po' per dare aria al mio naso -come sono simpatica- che ho deciso di fare di Valencia la seconda tappa del mio viaggio.
Ci trovavamo a Barcellona da dove siamo saliti su un treno dalla stazione Sans che in tre ore ci ha dolcemente condotto presso la stazione del Norte di Valencia.
Dalla stazione, diamo un'occhiata alla Plaza de Toros alla nostra destra e proseguiamo dritti spediti verso il centro non prima di aver lasciato la nostra valigia alla Pension Universal dove ho alloggiato qualche giorno anche l'anno scorso e che, un po' per la posizione centralissima, un po' per i prezzi super convenienti, è stato un ottimo luogo dove pernottare.
Dicevamo, andiamo dritti spediti in centro, e non dico "dritti" tanto per dire perchè a partire dalla stazione e andando avanti, si incontra prima la Plaza del Ayuntamiento e poi si prosegue per Plaza de la Virgen e praticamente ci troviamo li' dove c'è la Catedral e tanti locali -turisticissimi con prezzi per turisti- da cui fermarsi solo se i piedi fanno male e non abbiamo voglia di ripartire a breve.
Di Valencia tutto è stupendo ma quello che più amo -oltre alla ciudad de las ciencias che ho appena intravisto considerando la breve sosta valenciana- è El Carmen, il quartiere di Valencia che si trova esattamente nei pressi de la Catedral. 
Prima di andare a vedere i graffiti sparsi per El Carmen però io voglio un cortado, anche perchè devo fermarmi a scrivere delle cartoline per cui mi sembra giusto almeno sedermi davanti a las torres del Serrano. Le torri del Serrano costituiscono una delle porte dalla quale si può entrare nella Valencia -centro/centro storico- . In tempi antichi custodirono una prigione e, durante la guerra civile spagnola, furono utilizzate come reservoir di opere d'arte.










La Valencia bellissima che piace a me ce la andiamo a vedere da El Carmen. Vi voglio tutti col
naso per aria e attenzione a dove si mettono i piedi, io ve lo dico in anticipo, inciamperò spesso.


El Carmen di giorno sonnecchia ma di notte è più sveglio che mai.
Amizi cari, lo so che questa è una brusca virata, ma vi ho portato al mare senza farvi vedere nè la Ciudad de las Ciencias nè il Mercado perciò sapete cosa vi dico?

E' giusto lasciare qualcosa in sospeso, in ogni viaggio è buono vedere tutto, ma quanto di questo tutto può essere gustato? C'è sempre un angolo che ci rapisce il cuore ed è lì che vogliamo restare a lasciar sedimentare l'anima e il cuore, per il resto, abbiamo una scusa per tornare.
La serata ce la finiamo a Paella e Agua de Valencia per poi tornare alle camere saltando su una gamba sola, ma attenti alla sveglia domani mattina, che abbiamo un aereo per Sevilla.
























Vi voglio freschi e pimpanti per la prossima tappa.
Ricordate i documenti eh.
Baci
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